22 aprile 2013

GENITORI ALLO STADIO - PARTE 3


Il genitore urlatore

Caratteristiche
Il genitore urlatore è forse quello più comune da incontrare sulle gradinate delle tribune. Per trovarlo basta entrare nello stadio o nel palazzetto e seguirne le urla e le imprecazioni. Segue la maggior parte della partita o della gara in piedi, spesso è paonazzo e alla fine sarà più stanco degli atleti. Le sue urla sono di vario genere e rivolte a persone diverse: principalmente verso l’arbitro, apostrofato con i peggiori epiteti, i guardalinee, gli avversari e, perché no, la tifoseria opposta. Non è dotato del senso della misura, né dell’autocontrollo. Un’altissima percentuale delle sue parole sono irripetibili e terribilmente offensive. Nei casi peggiori l’urlatore non si trattiene da insulti razziali o personali, ad esempio contro le madri o le mogli degli arbitri. Generalmente questo tipo di genitore non differenzia la prova sportiva del figlio da quella di una squadra professionista, ma anzi si dimentica che a giocare sono dei bambini o ragazzini. Si propone come promotore dell’animazione della tifoseria e organizzatore di cori e striscioni. Cerca sempre di coinvolgere gli altri genitori nelle proteste e nel supporto dei giocatori, anche se l’attenzione è tutta rivolta agli avversari. Ha un carattere piuttosto litigioso e se contraddetto tende ad aggredire.
Conseguenze
Il genitore urlatore insegna al figlio a non rispettare l’avversario, le tifoserie e gli arbitri, attaccati sia dal punto di vista sportivo sia sul piano personale. L’insulto diventa così la norma. In questo modo viene persa di vista la finalità del gioco e più in generale dell’attività sportiva. La rabbia del genitore investe anche il figlio e non gli permette di apprezzare le qualità dell’avversario e di vivere con serenità il momento agonistico. Il rischio maggiore è che il ragazzino apprenda che è giusto offendere gli altri, perdere l’autocontrollo e diventare litigiosi e aggressivi. C’è anche da ricordare che sia gli arbitri, sia i guardalinee sono persone: come tutti possono sbagliare ma non per questo meritano di essere privati della loro dignità. Anche l’errore arbitrale deve essere sdrammatizzato per far emergere che è importante il  divertimento, il gioco fatto con passione e impegno insieme ai compagni e non necessariamente solo la vittoria. 

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